In Italia siamo sempre stati abituati alla fruizione di contenuti audiovisivi al cinema in lingua italiana.

Nonostante l’evoluzione tecnologica, l’accessibilità alle versioni originali dei prodotti mediali e l’apprendimento di lingue straniere, il doppiaggio italiano continua a essere un’eccellenza della nostra arte nazionale.

Una delle migliori scuole al mondo, nata dopo la fine del primo dopoguerra e da allora cresciuta incredibilmente.

La tradizione del doppiaggio in Italia è, probabilmente, la più longeva e antica del mondo: anche se non è nata propriamente in Italia è qui che ha trovato il terreno più fertile per il suo sviluppo e il suo successo.

I più bravi e celebri doppiatori del mondo sono proprio italiani che hanno dato voce ad attori di fama mondiale in film che hanno fatto la storia del cinema.

Da Luca Ward che ha reso memorabile il gladiatore di Russell Crowe con la frase “Al mio segnale scatenate l’inferno!” a Francesco Pannofino che ha fatto altrettanto col doppiaggio di Tom Hanks e reso famosa la frase di Forrest Gump “Mamma diceva sempre: la vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita!”

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Luca Ward in sala doppiaggio

Conosciamo un po’ insieme questa storia che…ha fatto la storia del doppiaggio nel mondo.

Doppiaggio e doppiatori

Nel mondo del cinema, “doppiare” vuol dire dare un nuovo giro di emozioni, enfatizzando quello che è stato già comunicato o apportando sfumature di sentimenti prima rimaste celate tra i non detti.

I doppiatori – chiusi nella saletta di doppiaggio con i loro volti illuminati da uno schermo e da una piccola luce sul leggio, mentre tutto intorno è il buio – sono voci nell’ombra. Uomini, donne, bambini che danno voce ed espressione a dialoghi e performance di altri attori.

Utilizzando la loro voce, trasmettono al pubblico le emozioni dei loro personaggi calandosi nella loro parte e riproducendoli attraverso giochi di toni e accenti.

Ognuno di loro è attore due volte, conosce i segreti nascosti della modulazione vocale, della potenza del diaframma, dei colori con cui possono dipingere ogni parola con la forza delle proprie corde vocali.

Fare della necessità virtù: la nascita del doppiaggio italiano

Mentre in molte parti del mondo molti film stranieri vengono proiettati nella lingua originale accompagnate da sottotitoli nella lingua nazionale, in Italia le cose vanno ben diversamente. Come dicevamo all’inizio, noi italiani siamo abituati da sempre a fruire di contenuti audiovisivi nella nostra lingua.

Già dall’avvento dei film sonori, avvenuta verso la fine degli Anni ’20 del 20esimo secolo – nel 1927 per l’esattezza – c’è stata la necessità di dare voce italiana agli attori delle pellicole straniere.

Il bisogno nacque un po’ per la mancanza di conoscenza della lingua inglese, un po’ per l’analfabetismo del pubblico che non sarebbe potuto andare dietro alle didascalie in lingua italiana, un po’ per la necessità del regime italiano dell’epoca di evitare ogni influenza straniera.

La maggior parte delle pellicole sonore prodotte tra gli anni 20 e gli anni 30 era di matrice americana.

Sia a causa della scarsa conoscenza dell’inglese sia a causa dell’ostracismo dei regimi totalitari presenti in d’Europa – specialmente quello italiano – queste pellicole facevano fatica ad avere un pubblico nel vecchio continente.

Molti paesi europei adottavano i sottotitoli ma questa soluzione era fuori discussione in Italia perché il fascismo considerava un attentato all’italianità qualsiasi influenza linguistica straniera.

Poiché l’Italia era uno dei maggiori importatori di pellicole americane, i produttori dovettero ricorrere ai ripari e capire quali manovre attuare per rendere fruibili le proprie pellicole ad ogni nazione, Italia compresa.

Dai primi tentativi falliti di dare voce ad attori che recitavano in lingua straniera al doppiaggio anche di pellicole in lingua italiana, la scuola di doppiaggio italiana ha messo le basi per la disciplina del doppiaggio ammirata in tutto il mondo.

La comparsa delle didascalie nei film e i film in più versioni

Quando comparvero i primi film sonori non tutte le sale erano in grado di proiettarli. Da qui la decisione di proiettarli senza audio con l’inserimento in mezzo di lunghissime didascalie in sostituzione dei dialoghi e a descrizione delle stesse scene.

Questa prima manovra ebbe esito deludente poiché il film veniva interrotto, la durata si allungava di molto e molti non sapevano leggere. Di conseguenza i film persero buona parte del pubblico di cui avevano goduto sino ad allora.

Provarono allora a realizzare più versioni della stessa pellicola, una versione per la lingua di ogni nazione a cui volevano indirizzare la pellicola.

A volte rimanevano gli stessi protagonisti per le diverse versioni e cambiavano solo i personaggi secondari; altre volte, invece, cambiava l’intero cast con attori che sapessero parlare la lingua a cui la pellicola si rivolgeva. Un esempio è Dracula del 1931: di giorno si girava la versione inglese con Bela Lugosi e di notte quella spagnola con Carlos Villarìas.

La confusione sui set e i risultati deludenti

Se nelle divere versioni gli attori rimanevano americani e non conoscevano le altre lingue, le loro battute venivano scritte “così come si leggevano” su dei cartelli che venivano letti da fuori campo e che essi ripetevano con il loro forte accento americano.

Due dei più famosi attori che fecero uso di questa pratica furono Laurel e Hardy (i famosi Stanlio e Ollio),

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Sordi e Zambuto doppiano Ollio e Stanlio

che tra il 1930 e il 1931 realizzarono molte versioni delle pellicole di cui erano protagonisti in diverse lingue, tra cui la versione in lingua italiana (e il cui accento sarà poi d’ispirazione per  il doppiaggio delle loro pellicole da parte di attori italiani).

Il risultato fu peggiore del precedente tentativo di dare voce agli attori: tra parole sbagliate, accenti non corretti e caos nei vari set (dove spesso, oltre al cast, cambiavano anche le troupes).

Seguì il tentativo di doppiare gli attori direttamente da dietro la cinepresa ma i risultati furono ancora più deludenti…

Continua nell’articolo successivo “La storia del doppiaggio italiano tra fallimenti e successi (parte 2)”

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